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L’Europa menefreghista

“Dell’Europa me ne frego”aveva detto il vicepresidente del Consiglio e ministro dell’Interno Matteo Salvini commentando l’eventualità molto probabile che Bruxelles bocciasse la manovra di bilancio italiana. La frase scatenò fiumi di polemiche, suscitò lo sdegno di quella elitè del politicamente corretto e il vicepremier fu declassato di critiche solamente perchè aveva detto quel che pensava da sempre in maniera un pò troppo schietta, ma in fondo anche questa capacità comunicativa è uno dei punti chiave del successo dei cosidetti populismi.  In realtà quella frase, per quanto rintonante,  era assurdamente insensata e, probabilmente sarebbe passata in secondo piano, se tutti quei criticoni incapaci di fare opposizione gli avessero attribuito la dovuta importanza. L’insensatezza di quella frase era evidente perchè contrastava con la linea del governo, e quindi dello stesso Salvini, orientata, invece, al dialogo costruttivo con le istituzioni europee, sollecitato anche dal Capo dello Stato. Se il “me ne frego” di Salvini esplicitamente dichiarato ma sostanzialmente insensato, serviva solo a occupare qualche prima pagina, vi era un altro “me ne frego” sostanziale e implicito, quello dell’Europa. Con la bocciatura della manovra sostanzialmente l’Europa tutelava i suoi interessi, o meglio, quelli della classe economico-finanziaria dominante, e se ne fregava del popolo italiano, dell’età pensionabile eccessivamente alta, della povertà, e della politica sociale in generale. Bisogna anche obiettare, tuttavia, che il governo italiano poteva far meglio inserendo qualche forma di garanzia che purtroppo nel sistema economico-finanziario vigente sarebbe stata opportuna, e, ci auguriamo, avrebbe tranquillizzato i mercati.

Le stime “pompate” sulla crescita e la mancanza di provvedimenti strutturali: la “manovra del popolo” come l’ha definita il vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio, è essenzialmente volta a garantire maggiori possibilità per ovviare alle diverse problematiche di natura socio-economica: età pensionabile e povertà. Le stime sulla crescita appaiono pertanto gonfiate, ma nella storia della politica economica italiana tale fatto non costituisce novità alcuna. Lo conferma anche l’Istat secondo cui gli obiettivi di crescita fissati dal governo si allontanano sempre di più.

L’Europa menefreghista. Le possibili lacune della manovra di bilancio non giustificano l’atteggiamento oppressivo che l’Ue sta tenendo nei confronti dell’Italia: la totale chiusura non porterà ad alcun risultato, e anzi peggiorerà le condizioni per il raggiungimento di un eventuale accordo.

La dittatura europea contro gli interessi nazional-popolari. Si chiama  Unione europea, e teoricamente dovrebbe essere un’organizzazione politica ed economica a carattere sovrannazionale con lo scopo di superare vecchie discordie e affrontare in maniera unitaria le varie problematiche dovute al processo di globalizzazione. In realtà è sempre più  l’unione delle classi dominanti della elitè economico-finanziaria contro le classi popolari. E’ sempre più espressione del potere finanziario, strumento di dittatura degli interessi finanziari a discapito dell’interesse nazional-popolare. E’ sempre più un’organizzazione che viola i principi basilari delle democrazie nazionali e liberali. Va cambiata l’Europa in modo da restituirgli il carattere originale per cui era stato concepito il concetto di integrazione europea, in modo che venga riposto al centro l’interesse delle masse nazional-popolari.

Di Federico Autunno

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