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L’Europa a senso unico

La legge di bilancio del 2019 con cui il governo determina il bilancio dello Stato e ne stabilisce le condizioni in materia di spesa pubblica è stata ufficialmente bocciata dalla Commissione europea. Una decisione naturalmente legittima dal momento che l’Italia fa parte degli Stati membri del Patto di stabilità con cui gli Stati europei sottomettono al controllo della Commissione le rispettive politiche di bilancio in modo da mantenere fermi i requisiti di adesione all’Unione economica e finanziaria. La decisione di bocciare la manovra è assolutamente legittima sul piano giuridico, ed è assolutamente comprensibile perché motivata da specifiche esigenze di mantenere saldi i conti pubblici, soprattutto se si tratta di un Paese indebitato fino al collo. E’ evidente che non si possa rimproverare un bel nulla alla Commissione europea che ha solamente fatto il suo dovere e agito nel quadro delineato dal Patto di stabilità, ma tuttavia, sul piano politico, continuare ad agire in questo modo rischia di alterare ancor di più il malumore all’interno delle pubbliche opinioni. La percezione dell’Unione Europea intesa come un complesso apparato burocratico pronto a bacchettarti appena si sfora dello “0,” rischia di accrescere in maniera sostanziale.

Con quali criteri l’Europa ci boccia la manovra? Il criterio utilizzato è quello di uno sforamento del deficit troppo alto. Un deficit/Pil al 2,4 % nel 2019, destinato a dimezzarsi nei prossimi anni, non ha convinto la Commissione, non tanto per via del deficit che potrebbe anche essere sostenibile in altre circostanze, ma per il fattore di rischio che potrebbe insorgere a causa di un deficit così alto, in un Paese con un debito pubblico che ammonta al 131,8% del Pil, ossia 2.300 miliardi circa. Teoricamente la decisione della bocciatura da parte della Commissione Ue è assolutamente giustificabile, se letta in termini economici, ma, sul piano politico, suscita più di qualche scetticismo. La scienza economica rischia di scontrarsi con la realtà politica, ma il fatto fondamentale che molto spesso la “cricca” dei burocrati europei ignora è la realtà politica, che in assenza di politiche sociali, rischia di ritorcerglisi contro e diventare terreno fertile per populismi euroscettici.

Di Federico Autunno

 

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