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Buonisti e cattivisti

 

La grande macchina della propaganda anti-immigrazione ha, nel tempo, coniato per indicare, in modo sprezzante, quella classe politica favorevole alle immigrazioni, nell’ottica di una solidarietà internazionale ma soprattutto italiana, imposta da determinate logiche morali, una specifica terminologia il cui esempio maggiore è costituito dalla parola “buonisti”. Il tal termine, di recente introduzione, probabilmente non troverebbe alcun riscontro in nessun vocabolario di vecchia data, eppure, ad oggi, è uno dei termini più utilizzati dal linguaggio politico anti-immigrazione e maggiormente diffuso tra l’opinione pubblica, a testimonianza della forte turbolenza sociale derivata dal fenomeno delle immigrazioni di massa. La stessa immigrazione di massa che ha alimentato, in maniera sostanziale, il serbatoio già abbastanza pieno del malcontento popolare nei confronti della classe politica tradizionale, incapace di dare risposte e apporre, in qualche maniera, un minimo di contrasto rispetto a un fenomeno migratorio divenuto insostenibile,  e troppo accaparrata dietro alle logiche di tolleranza, di benevolenza, di solidarietà. E così, continuando a ignorare il forte impatto sociale causato dall’immigrazione di massa, la vecchia classe politica, soprattutto di centro-sinistra, ha finito per provocare il fenomeno del salvinismo, il cui artefice Salvini e il suo partito, la Lega, in assenza delle immigrazioni di massa, o in presenza di risposte significative da parte dei governi passati, probabilmente se ne starebbero ancora ai primordi di quello che fu il partito di Bossi e della secessione de0lla Padania. E, “il Capitano” come viene chiamato Salvini dai fans, nel tentativo di emulare, evidentemente, la figura dell'”uomo forte”, se ne sarebbe rimasto a contemplare la bellezza delle Alpi dall’alto di una montagna valtellinese, territorio del profondo nord Italia tanto amato dal segretario leghista, anzichè continuare a fare propaganda sull’immigrazione. Tuttavia, dalla situazione conflittuale venutasi a creare tra i moralisti a favore di un approccio più morbido nei confronti dell’immigrazione e i razionalisti che intendono ridurre i flussi e garantire il rispetto delle regole, è emerso l’inasprimento del linguaggio politico, deteriorato, e ridotto ad una terminologia schiva, gergale ed assolutamente lontana dalla retorica politica dei tempi passati. Il modo di far politica, ad oggi, è assai diverso dal passato: se un tempo, quando i politici necessitavano di una adeguata preparazione culturale, si faceva politica sui quotidiani o al massimo in televisione, e le convenzioni del tempo richiedevano una retorica corretta, ad oggi, la situazione è ben diversa, viviamo nell’era della comunicazione digitale e della propaganda di massa. Nell’era del grande avanzamento tecnologico, il modo di far politica s’è, in gran parte, spostato dalla carta stampata alla tastiera del computer, e agli articoli di giornale si sono sostituiti gli scritti sulle piattaforme sociali, i video-messaggio, le trasmissioni in diretta, e tutto ciò che mette a disposizione la tecnologia di moderna generazione. Ne è derivato un profondo mutamento del linguaggio politico e delle strutture socio-comunicative, ben rappresentato dalla diffusione del termine “buonisti” che, come tutti i termini, prevede un contrario individuabile nella parola “cattivisti”.

Di Federico Autunno

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