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Il caso Boeri: l’ennesima contraddizione del governo gialloverde

I dati sono dati, i numeri sono numeri e le statistiche sono statistiche, hanno una loro certezza matematica che non può essere smentita, bensì manipolata, ma la manipolazione dei dati che prevedono determinate prospettive economiche e possibili scenari di sviluppo di uno Stato, a fronte di un provvedimento legislativo, è cosa poco desiderabile, grave e per di più sleale. Le accuse rivolte al presidente dell’Inps, Tito Boeri, di aver manipolato i dati della relazione tecnica sul decreto dignità, sono di una gravità enorme, prive di alcun fondamento, e basate su una serie di sospetti la cui attendibilità è tutta da dimostrare. Fanno parte di una difficoltà di fondo del governo nel comunicare tra i vari addetti ai lavori e rientrano in una cornice di pessima collaborazione e di riluttanza a rimanere nei propri limiti senza sconfinare e invadere le competenze altrui. Per di più, di fronte a un’analisi tecnica che può prevedere sia effetti positivi che negativi, il governo dimostra tutta la sua riluttanza ad acconsentire qualsiasi cosa rappresenti un ostacolo al proprio cammino. Nonchè il precedente governo fosse particolarmente morbido con gli enti tecnici , ma i punti di disaccordo erano assai minori e vi era spesso condivisione e collaborazione. Il governo gialloverde nasce invece dall’unione di diverse correnti politiche e tecnici con storie diverse, che inevitabilmente diventa terreno di scontro e fonte di contraddizioni: come la polemica tra il ministro del Lavoro e quello dell’Economia a seguito della relazione della Ragioneria dello Stato, eseguita dalla stessa Inps, oppure il battibecco sui vaccini tra il ministro dell’Interno e della Salute, o ancora quello sui porti tra il ministro dell’Interno e il ministro di Infrastrutture e Trasporti. Nel caso in cui la polemica venga innescata da un ente tecnico al di fuori del governo si ricorre subito alle maniere forti e ai ricatti: “Boeri dovrebbe dimettersi” , dice il capogruppo M5s alla Camera Francesco D’Uva, sì, Boeri dovrebbe dimettersi perchè lavora troppo! “Boeri” continua D’Uva “è stato eletto da qualcuno?”, e da quando il presidente dell’Inps viene eletto da qualcuno? Quel che è certo è che il governo dovrebbe ammettere ciò che non vuole ammettere, ossia che il decreto dignità è un’ottima cosa ma che inevitabilmente creerà qualche disoccupato in più, il che viene giustamente messo in evidenza dal presidente dell’Inps.  Del resto Boeri si è limitato a porre in risalto all’interno di una relazione tecnica  un fenomeno ampiamente prevedibile come quello dell’aumento della disoccupazione. Il problema, tuttavia, non riguarda tanto il contenuto della relazione ma l’interpretazione che se ne deduce. Il governo dovrebbe, piuttosto che criticare l’operato di Boeri, fornire un’interpretazione diversa dei fatti in modo da porre in rilievo a fronte degli 8.000 contratti a termine che, secondo le stime di Boeri, andranno persi, gli altrettanti aumenti dei contratti a tempo indeterminato che dovrebbero scaturire grazie al decreto dignità. Altrimenti si rischia di creare un divario e un pericoloso contraddittorio con un istituto come l’Inps, indispensabile per il funzionamento della macchina dello Stato, e che dovrebbe essere, invece, tutelato dal governo.

Di Federico Autunno

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