Ultime Notizie

L’istinto di Trump e l’astuzia di Putin

Sorrisi ed entusiasmo. Il vertice bilaterale di Helsinki è stato un successo, non ci sono stati grandi stravolgimenti, le antipatie reciproche rimangono, ma sembra che qualcosa si inizi a muovere, che le tensioni tra i due Paesi si stiano affievolendo e che le relazioni russo-americane siano in fase di disgelo. Questo, almeno, sembrerebbe dai fatti, ma la realtà è tutta diversa.  Il Presidente americano, per quanto riguarda i rapporti con Mosca, sta agendo seguendo una logica tutta sua che non rispecchia il pensiero dominante nella maggioranza del Paese, e pertanto si ritrova ad essere fortemente criticato. L’asse “putintrumpiano”  funziona alla perfezione, si intendono su tutto, sembra quasi che fossero entrambi presidenti di un’ unica nazione: quella russa, non certo quella americana. L’inquilino della Casa Bianca s’è, di fatto, consegnato alle braccia dell’omologo russo in modo quasi disonorevole, con i tratti di quella che somiglia tanto a una “resa”, e con un’esibizione clamorosa e scioccante che probabilmente resterà nei libri di storia delle relazioni tra i due paesi.  In effetti, concretamente, l’incontro privato tra Trump e Putin è servito a ben poco nel senso che non sono stati raggiunti accordi determinanti, ma quel che si è avuto modo di notare in conferenza stampa è la totale sintonia dei due presidenti evidentemente basata sull’intreccio di interessi politici e personali. Il vero fatto eclatante, tuttavia, è l’assoluta sottomissione che il Presidente Trump mostra nei confronti di Putin, come testimonia la risposta data a un giornalista che gli chiedeva se credesse di più ai servizi segreti o al suo omologo russo, a cui Trump avrebbe risposto: “tutti e due”. E’ evidente che il capo della Casa Bianca sia particolarmente attratto da personalità con una notevole propensione all’autocrazia:  Xi Jinping (Presidente della Cina), Kim Jong Un (dittatore nordcoreano), e per certi versi, lo stesso Putin, ma quel che desta preoccupazione è la costante tentazione di smarcarsi dagli storici alleati e cercare dialogo e collaborazione con i rivali di sempre. Nel caso del vertice bilaterale con il Presidente russo si è avverato ciò che molti avevano previsto, non solo tra la cricca di funzionari pubblici americani, ma anche da alcuni Capi di Stato europei:  «The Donald» è caduto nella trappola, forse per sua volontà, e si è lasciato “manovrare” dall’omologo russo. Così, sul tema più scottante del vertice, il famigerato Russiagate, ossia l’interferenza del Cremlino nelle elezioni americane del 2016, la complicità dei rispettivi presidenti russo e americano è stata evidente, e probabilmente concordata. Ma non poteva essere altrimenti, la posta in palio era troppo alta: comportarsi diversamente avrebbe significato ammettere quel che era successo, il che a Putin non sarebbe convenuto, a Trump forse sì. Alla fine ha vinto Putin e Trump non ha fatto nulla per evitarlo, anzi ha contribuito facendo a pezzi la reputazione dell’ Fbi con poche frasi: «l’inchiesta sul Russiagate è un disastro; perchè mai la Russia avrebbe dovuto interferire nelle elezioni americane? ». E mentre Trump, con il suo istinto combina-guai, screditava i suoi servizi segreti e si intrometteva, per un pò, nei panni del Presidente della Russia, l’astuto Putin se la rideva sotto i baffi, da vecchia volpe del Kgb. E, se non fosse per l’improvviso ripensamento di Trump (ormai ci ha abituati ai suoi improvvisi cambi di posizione), si potrebbe dire che la vittoria del leader russo sia stata netta. Ma «The Donald» non ci sta, e di ritorno alla Casa Bianca, probabilmente resosi conto della figuraccia fatta agli occhi del mondo intero, s’è ritrovato costretto a fare marcia indietro ammettendo le ingerenze dei russi alle elezioni del 2016 e ribadendo la fiducia nei servizi segreti.

Di Federico Autunno

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *