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Il culto dei non-competenti

No, non è uno scherzo. Il culto dei non-competenti ha preso il sopravvento negli ultimi anni, a tutti i livelli e in tutti i gradi dell’apparato dirigenziale statale. Non solo ai vertici, come si è più volte manifestato nel corso delle passate legislature, nonchè in quella attuale. L’incompetenza, ad oggi, è divenuta un vero e proprio culto che permea l’intera macchina dello Stato ed è, talvolta, utilizzata come strumento anti-casta dalle “nuove” forze politiche, quando non finisce per travolgere loro medesime. Ed è a sua volta utilizzata dalla casta per screditare gli avversari. Con gli anni il culto dei non-competenti è accresciuto, venendosi a radicare in seno all’opinione pubblica, perchè? I competenti non sono più apprezzati dall’opinione pubblica, ammesso che lo siano mai stati, per diversi motivi che li rendono parte integrante di quella casta tanto odiata, di cui non si vuole neanche sentir parlare e da cui ci si vuole assolutamente sradicare. Non si può certo dire che l’opinione pubblica non abbia le sue valide ragioni per sostenere una tal tesi, piuttosto un’accurata analisi di coscienza andrebbe fatta da coloro che si dicono competenti e che, avendo avuto a disposizione i mezzi per poter dimostrare le loro valide competenze, hanno fallito totalmente o, nel più soft dei casi, non hanno migliorato un bel niente.  Intendiamoci, però, la competenza non può esistere in politica, semmai esiste l’esperienza, la quale non assicura nessuna garanzia di buon funzionamento del determinato organo pubblico, se non quella di sapere dove andare a parare a beneficio non tanto dei cittadini ma dei propri elettori e del proprio partito. La politica non è fatta nè di competenza nè di esperienza, ma di idee e, tempo fa anche da ideali, ed è proprio in base alla capacità di mettere in pratica tali idee che gli elettori giudicheranno l’azione politica di un determinato partito. Sì, è vero, non si può negare che, in alcune circostanze e nel caso di specifici dicasteri come quello dell’economia e delle finanze o degli affari esteri sia indispensabile una specifica competenza per comprendere alcune dinamiche e metter su  strategie efficienti, ma si tratta, per lo più, di competenza tecnica piuttosto che politica. Negli ultimi anni sono state tante le polemiche che hanno riguardato alcuni ministri ritenuti inadatti al ruolo istituzionale che rivestivano, due su tutti: Valeria Fedeli, ministro dell’Istruzione nel governo Gentiloni, non solo era priva di qualsiasi titolo di studio universitario, ma a stento possedeva un diploma, e Beatrice Lorenzin, ministro della Sanità nei governi Letta, Renzi e Gentiloni,  priva di qualsiasi titolo di studio se non il diploma di maturità classica. Ora, nella XVIII legislatura, oggetto di critica sono i rispettivi curriculum del Presidente della Camera Roberto Fico e del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Di Maio, il primo perchè laureato in scienze della comunicazione con una tesi sulla musica neomelodica napoletana ( non si capisce quale sia il problema), il secondo per via della giovane età, per il fatto di non aver terminato gli studi universitari e aver svolto diversi lavori umili (neanche qui si capisce dove sia il torto). Eppure taluni hanno svolto e svolgono i rispettivi incarichi in maniera, se non eccellente, quantomeno sufficientemente discreta. Non si capisce, pertanto, in cosa consista la tanto  osannata competenza, semmai esiste l’esperienza, e di quella abbiamo modo di vedere ogni giorno con il ministro Salvini, in politica dall’età di 19 anni, ma ancora inconsapevole del fatto che per arrestare qualcuno, chiunque esso sia, c’è bisogno di un’indagine della magistratura competente, di prove e, nel caso, di un regolare processo.

Di Federico Autunno

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