Le sanzioni alla Russia: un’arma a doppio taglio

L’annunciata volontà di rimuovere le sanzioni economiche alla Russia da parte del nuovo governo italiano ci pone di fronte all’apertura di scenari molto interessanti per quel che riguarda le relazioni italo – russe con conseguenze che potranno influenzare gli equilibri geopolitici tra i due grandi poli. Ma non può che porci di fronte a inevitabili interrogativi: in primis la tenuta della posizione italiana all’interno dell’alleanza atlantica e, quindi, della Nato. Nonostante le continue rassicurazioni arrivate in diverse occasioni da parte di alcuni importanti esponenti del nuovo governo sulla permanenza dell’Italia nel Patto Atlantico, l’eventuale rimozione delle sanzioni provocherebbe l’inevitabile spostamento dell’Italia all’insegna di posizioni più neutrali. E’ evidente che le sanzioni contro la Russia hanno finito per penalizzare l’economia italiana a seguito dell’adozione da parte di Mosca di contromisure che prevedono il divieto di importare talune categorie di prodotti quali, ad esempio, prodotti alimentari, agricoli, abbigliamento, automobili. Si tratta dunque di settori produttivi risultanti vitali per le esportazioni europee ma soprattutto per quelle italiane. Le perdite che il Made in Italy ha subito da quando Mosca ha introdotto le contro-sanzioni ammontano a miliardi di euro per ogni anno che passa (secondo alcune stime che, tuttavia, si dice essere molto gonfiate). Anche l’economia russa ha subito le inevitabili conseguenze negative delle sanzioni con la fuga dei capitali esteri e la riduzione degli investimenti. Tuttavia, in Russia, le sanzioni hanno anche prodotto alcuni effetti positivi:  ha stimolato lo sviluppo dell’industria nazionale e la ricerca di mercati di sbocco alternativi. Le sanzioni hanno prodotto, inoltre, il rafforzamento dell’asse Pechino – Mosca con nuovi accordi commerciali. Non si può, dunque, negare che sul piano economico le sanzioni, oltre a non produrre gli effetti desiderati dall’occidente, si siano rivelate un vero fallimento che ha contribuito all’isolamento di un potenziale partner commerciale. Tuttavia, la vera vittima delle sanzioni economiche imposte dall’occidente è proprio la società civile russa, come ha precisato il Presidente del Consiglio Conte in occasione del suo discorso alla Camera. Il Presidente Putin, infatti, per poter sostenere il bilanciamento delle forze armate che è quasi raddoppiato fra il 2010 e il 2014 ( da 1000 a 1900 miliardi di rubli) e che continua a crescere, ha dovuto drasticamente ridurre la spesa per la sua politica sociale a causa delle sanzioni e della caduta del prezzo del petrolio. Tale provvedimento ha corso il rischio di esporre Putin all’inevitabile malumore dei suoi connazionali che, tuttavia, si è dimostrato alquanto irrilevante nei risultati delle ultime elezioni politiche in cui Putin ha vinto con la stragrande maggioranza dei voti. Non si può, però, nel tentativo di ristabilire e ingranare ulteriormente i rapporti economici, non tener conto della politica estera di Mosca, particolarmente aggressiva negli ultimi anni. L’annessione della Crimea avvenuta nel 2014, a seguito del referendum popolare e della successiva occupazione militare russa, è ritenuta una chiara violazione del diritto internazionale da parte dei  maggiori paesi occidentali. Le sanzioni economiche adottate a seguito dell’annessione alla Russia della penisola di Crimea -ritenuta illegittima dall’occidente- hanno dunque il nobile scopo di garantire il rispetto dei trattati internazionali. Rimuovere le sanzioni alla Russia significherebbe beneficiare degli effetti che ne scaturirebbero sul piano economico e scongiurare il rischio di un rafforzamento dell’asse Mosca – Pechino, ma anche sottostare all’astuto scacchiere geopolitico di Vladimir Putin. In ogni caso è forse arrivato il momento di ritornare a dialogare con Mosca, non dimenticando che la Russia è un tassello indispensabile per l’amministrazione di un mondo caotico e pericoloso.

Di Federico Autunno

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *