Salvini e l’instancabile attaccamento alla spudorata retorica da campagna elettorale

Nessuna meraviglia, nessun cambio di rotta, Matteo Salvini continua a fare il Salvini anche nelle pesanti vesti di ministro dell’Interno. La retorica è sempre la stessa: aggressiva, per certi versi minacciosa, spudoratamente diretta e eccellentemente irresponsabile per uno che si appresta a cercare soluzioni efficaci per far fronte alla delicata questione migratoria. Sembra che il leader leghista non possa proprio fare a meno della fanfarona retorica da campagna elettorale. Matteo non è il tipo da starsene fermo e serio a lavorare in silenzio, è fortemente dipendente dal mettersi in mostra e dallo “sparare in aria”. Il palcoscenico è nel suo sangue e in qualunque posto egli si rechi viene assalito da una irresistibile voglia di fanfaronate da cui scaturiscono acclamazioni da favola. A pochi giorni dall’insediamento del nuovo governo, la demagogia salviniana ha già dato i suoi frutti. La scorsa domenica il capo leghista, in occasione del suo primo viaggio in qualità di ministro dell’Interno a Pozzallo, forse in estasi per aver raggiunto il suo obiettivo, non ha resistito all’immancabile tentazione di lanciare un attacco verso qualcuno: in questo caso è toccato alla Tunisia.  Seppur la frase pronunciata dal segretario leghista fosse pienamente fondata, considerando il contesto e le circostanze sarebbe stato meglio evitare. Forse Salvini, come lui stesso ha ribadito, non ha ancora realizzato di essere il ministro dell’Interno, ma ebbene che lo faccia in fretta perchè adesso le parole hanno un peso. La frase pronunciata dal ministro secondo cui la Tunisia esporterebbe in Italia non gentiluomini ma galeotti, sono suonate come una minaccia dalle parti di Tunisi che non ha esitato a convocare l’ambasciatore italiano per ulteriori chiarimenti, esprimendogli tutto lo stupore per quelle parole. Tuttavia, oggi, dagli ambienti diplomatici tunisini sono arrivati segnali di distensione attraverso le parole dell’ambasciatore tunisino a Roma, Moez Sinaoui che ha dichiarato il caso, ormai, chiuso. Ma non finisce qui, il segretario leghista ha attaccato anche le Ong definendole come “vice scafisti” che non sono tenuti ad attraccare nei porti italiani e provocando le reazioni indignate di parte del mondo vicino alle associazioni umanitarie. Come se non bastasse,  Salvini, poi talmente convinto che lui farà di meglio, ha commentato il lavoro dell’ex ministro Minniti limitandosi a definirlo discreto.

Di Federico Autunno

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