Finalmente abbiamo un governo, è nato il Salvimaio!

Allegria. Finalmente, dopo circa 90 giorni di incertezza, l’Italia ha un nuovo governo. Quella a cui abbiamo assistito rappresenta una crisi politica e istituzionale senza precedenti nella storia democratica della Repubblica, frutto di numerosi fattori tra cui l’ostentata difesa dei propri interessi politici da parte dei singoli partiti. Dopo il “no” di Mattarella al nome di Paolo Savona come nuovo ministro dell’economia, le possibilità di avere un governo che potesse contare su una maggioranza stabile ed ampia erano ridotte al minimo. Nonchè il governo gialloverde goda di un ampissimo margine di maggioranza dal momento che, se non fosse per il sostegno annunciato da alcuni parlamentari del gruppo misto con cui il numero dei seggi di maggioranza al Senato sale da 167 a 171, la differenza di voti rispetto alla quota fissata per la maggioranza assoluta (161 voti) sarebbe solo di 6 voti, ma la soluzione del governo Cottarelli proposta dal Capo dello Stato partiva già “zoppa” fin da principio visto che nessuna delle forze politiche pareva intenzionata a volersi assumere la responsabilità di un eventuale sostegno. Tuttavia, è servita quella che dal punto di vista delle strategie partitiche può essere definita una “genialata politica”, anche se sarebbe più opportuno e azzeccato il termine ripensamento, del 31enne Luigi Di Maio che praticamente nel giro di poche ore ha avuto la capacità di ribaltare la situazione camuffando l’insidiosa figura di Savona all’economia con quella di Giovanni Tria e trasferendo l’illustre professore sardo al ministero delle politiche comunitarie. In questo modo il capo politico pentastellato ha battuto un gran colpo prendendo due pesci con un solo amo. Il segretario leghista, probabilmente già orientato verso un’altra cavalcata elettorale nel suo stile, sempre che abbia mai smesso, si è di fatto ritrovato con le spalle al muro di fronte a due possibili scenari: la voglia di andare al governo o di provare nuove elezioni con i sondaggi che lo danno in netta crescita. Ha prevalso il buonsenso, per fortuna, e la voglia di andare al governo. Anche il Capo dello Stato, il grande negazionista di Paolo Savona all’economia che ha di fatto, pur indirettamente, sancito le sorti del primo tentativo gialloverde di formare il nuovo governo, si è, probabilmente, visto mettere, quantomeno, in leggera difficoltà dalla mossa di Di Maio, ritrovandosi costretto ad accettare un camuffamento di Savona con Tria, un altro eurocritico dai toni assai più pacati ma sostanzialmente non diversi dall’economista sardo che si differenzia, tuttavia, dal fatto che non ritiene necessario uscire dall’euro.  Tra i complici del ripensamento che ha indotto i due leader a fare un passo indietro vi è, probabilmente, il danno economico che si stava venendo a creare, a causa dell’incertezza politica, con i continui innalzamenti dello spread e le tensioni che persuadevano i mercati finanziari. La formazione del Salvimaio, dunque, tranquillizza un pò tutti, non solo i mercati per il quale ogni sospetto di interferenza si è rivelato pienamente infondato, ma anche l’Europa che, a dispetto di quello che era avvenuto nei giorni scorsi, ha decisamente abbassato i toni dichiarandosi, tra l’altro, favorevole ad intraprendere un percorso di collaborazione che non può che essere necessario e indispensabile. Del resto, il ruolo dell’Italia in Europa è garantito dal Capo dello Stato che ha più volte ribadito la necessità di attuare politiche non contrastanti con le direttive europee.

Di Federico Autunno

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