Il cambiamento non diventi un alibi

Il Salvimaio che spaventa l’establishment europeo, e quella nota cricca di burocrati tanto legati ai loro conti e profondamente innamorati della “schiaccia popoli” politica dell’austerità e del rigore, è ormai a un passo dall’essere formato. E così, arriva subito la reazione dei supersensibili mercati finanziari che al minimo avvenimento non esitano a dire la loro: spread sotto i 150 punti e tensione alle stelle dei titoli di Stato. La politica economica che, l’ormai imminente nuovo governo gialloverde, intende intraprendere suscita più di qualche perplessità non solo dalle parti di Bruxelles. A preoccupare l’Europa è soprattutto la convinzione che il nuovo governo, nonostante siano state tolte dalla versione finale del contratto le parti più estreme contro l’euro, nasca in fondo con un’impronta contraria al progetto di moneta unica. Tuttavia, le preoccupazioni dell’Europa appaiono  irrilevanti dal momento che il Presidente Mattarella non sembra, affatto, intenzionato a tollerare eventuali politiche euroscettiche. Le perplessità maggiori, però,  giungono proprio dall’Italia e riguardano i grandi provvedimenti che il nuovo governo, qualora venisse formato, vorrebbe attuare in campo economico. Frutto di numerose critiche sono soprattutto gli ormai noti cavalli di battaglia delle due forze politiche: flat tax e reddito di cittadinanza. Secondo diversi economisti tra cui l’ex commissario per la spending review e responsabile dell’osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica del Sacro cuore, Carlo Cottarelli, la misura più costosa sarebbe proprio quella proposta dalla Lega. Il costo della flat tax, infatti, secondo Cottarelli, si aggirerebbe sui 50 miliardi di euro, a cui andrebbero aggiunti i 17 miliardi del reddito e delle pensioni di cittadinanza, i 2 miliardi per il potenziamento dei centri per l’impiego, i 12, 5 miliardi per la sterilizzazione dell’Iva, 6 miliardi per l’eliminazione delle accise sulla benzina. La copertura di tali spese, stando all’analisi di Cottarelli, sarebbe solo di 550 milioni.  Si sa, in politica quello fra  numeri e parole è sempre un rapporto complicato, e il contratto di governo chiuso da M5s e Lega è sempre un documento politico e non una manovra di bilancio. Tuttavia, per tradurlo in pratica servono ben altri attributi:  bisognerà varare decreti e leggi di bilancio, con tanto di ” bollinatura” da parte della Ragioneria generale. E qui gli affari si complicano. E’ evidente, infatti, che alla base dei provvedimenti economici che il nuovo governo intende attuare, c’è un gigantesco  problema  legato alla mancanza di fondi sufficienti. Prima di avventurarsi in pericolose scorciatoie, dunque, sarebbe opportuno assicurare un pò di fondi alle casse pubbliche, attraverso un elaborato ed efficace piano di risparmi. La strada dell’imminente governo del cambiamento appare molto tortuosa e piena di insidie, ma il ricorso a soluzioni troppo drastiche e dirette rischia di sconvolgere l’intero quadro dell’economia italiana e di scontrarsi con le direttive europee. Il cambiamento, dunque, non diventi un alibi, altrimenti si corre il rischio di fare un bel pasticcio e di mandare all’aria i risultati ottenuti in tutti questi anni e il lavoro svolto per uscire dalla fase acuta della crisi economica. Il cambiamento va bene, ma cambiando troppo si mette a rischio la salute economica del paese con conseguenze immaginabili.

Di Federico Autunno

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