Sembrava tutto fatto, e invece il governo gialloverde tarda ad arrivare

Sembrava tutto fatto per la formazione del nuovo governo, mancava solo la scelta del Presidente del Consiglio, ma ieri, in occasione dell’incontro per la resa dei conti col Presidente della Repubblica, abbiamo assistito all’ennesima fumata nera. La richiesta di ulteriore tempo, rivolta da entrambe le forze politiche al capo dello Stato, suona come una mancanza di convinzione ad intraprendere questo nuovo percorso governativo sulla base di un contratto alla tedesca, come  lo definisce il capo politico del movimento pentastellato in riferimento all’accordo raggiunto tra l’Unione Cristiano – Democratica (CDU) e il partito Socialdemocratico (SPD) per il governo della Germania. Nonostante DI Maio continui a mostrare un certo ottimismo, l’ennesima richiesta di tempo al Quirinale non può non provocare, quantomeno, un brivido di perplessità. E’ evidente che le trattative per la formazione di un governo, ancor di più se si tratta di un governo storico e di totale cambio di rotta rispetto al  passato come sostengono coloro che vi stanno partecipando, non sono le trattative del calciomercato, ma hanno bisogno di tempo per essere valutate e perfezionate nei minimi dettagli. Ma ciò che suscita qualche perplessità sono soprattutto le difficoltà che si intravedono, nel proseguimento della trattativa, sulla convergenza dei punti del programma messi sul tavolo. L’altro tema rovente riguarda la scelta dei nomi a cui affidare i vari ministeri e soprattutto quello legato alla Presidenza del Consiglio. La vera partita, probabilmente, si gioca proprio intorno all’individuazione di una figura di prestigio in grado di mettere d’accordo entrambi gli schieramenti e rappresentare l’Italia a livello internazionale. Il tempo, però, stringe, la figura del futuro Presidente del Consiglio sembra ancora lontana dall’essere individuata e rimane ancora una certa distanza su alcuni punti del programma,  si corre, quindi, il rischio che salti tutto da un momento all’altro. La distanza rimane soprattutto su temi come la revisione dei trattati europei e temi giudiziari come nel caso della lotta all’evasione fiscale per cui Di Maio vorrebbe che sia previsto il carcere.  Lascia perplessi anche la scelta di chiedere ulteriore tempo  al Presidente della Repubblica per proporre il referendum interno rischiando che i risultati raggiunti vengano smentiti da un “voto popolare” virtuale e assai poco trasparente. Tuttavia, l’impressione è che dietro la mancata chiusura dell’accordo ci sia  un legame, anche se forse parzialmente determinante, con la vicenda giudiziaria della riabilitazione alla politica attiva di Berlusconi. Se non si dovesse raggiungere un accordo, dunque, lo scenario più probabile sarebbe quello del ritorno al voto che vedrebbe nuovamente candidabile il capo politico di Forza Italia.

Di Federico Autunno

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *