Perché il Pd preferisce restare fuori dai giochi di governo col m5s?

Nonostante le aperture arrivate nei giorni scorsi da alcuni esponenti di spicco come il ministro dei beni culturali Dario Franceschini, il ministro della giustizia Andrea Orlando e il ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda che fin dall’inizio si era detto contrario all’eventualità di formare un governo con il movimento pentastellato, ma probabilmente qualcosa negli ultimi giorni gli ha fatto cambiare idea tanto che due giorni fa intervistato a Circo Massimo si è dichiarato, addirittura, favorevole alla formazione di un governo di tutti con Lega e M5S, ipotesi quest’ultima subito smentita non solo dal presidente del Pd Matteo Orfini da sempre molto vicino a Renzi ma anche dallo stesso segretario della Lega Matteo Salvini a cui l’idea di andare al governo insieme al Pd non piace affatto. La linea del Pd, tuttavia, non cambia e rimane quella di chi ha perso le elezioni e non vuol giocare più per poter criticare chi gioca. Bisogna tener conto, però, che in questo momento il Pd è un partito frammentato in cui ognuno dice ciò che pensa e in questo scenario vengono a delinearsi le diverse prospettive: c’è la linea filo renziana del restare arroccati sull’Aventino, c’è la linea del dialogo costruttivo di Orlando e Franceschini e c’è la linea fortemente favorevole al dialogo e oltre con i 5stelle del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, in tutto questo c’è il vicesegretario reggente Martina che a questo punto deve prendere una decisione e quindi si schiera per l’apertura del dialogo almeno su alcuni punti come il sostegno alla famiglia e la lotta alla povertà . Tuttavia, il Pd non vuol rischiare di perdere ulteriori colpi e quindi si guarda bene dal fare scelte avventate: fare il governo con i 5stelle sarebbe rischioso perché al contempo eviterebbe che la destra vada al governo ma lo vedrebbe costretto a subire la sua opposizione che potrebbe essere davvero dannosa in termini di consensi. Per il Pd, quindi, sarebbe più conveniente restare all’opposizione. E’ risaputo, infatti, che governare è molto più difficile del fare opposizione. L’opposizione fa crescere le forze politiche mentre governare e assumersi le responsabilità rappresenta, in larga parte, un fattore di perdita. Del resto la linea del Pd è proprio questa: “noi abbiamo fatto il nostro in questi cinque anni e ci avete criticato, adesso tocca a voi, vediamo cosa siete capaci di fare!” Il Pd, dunque, punta sull’incapacità e inesperienza dei partiti vincitori che, in parte, si sta già dimostrando visto che sono 45 giorni che viviamo in questa situazione di stallo politico incongruente.

Di Federico Autunno

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