Perchè la decisione italiana di espellere due diplomatici russi è contraddittoria con gli storici rapporti di amicizia?

L’ondata di espulsioni di diplomatici russi provocata dal caso Skripal ha finito per travolgere, almeno in parte, anche l’Italia, uno dei paesi occidentali storicamente in buoni rapporti con la Russia. La scelta di espellere due diplomatici russi probabilmente è stata dettata dall’esigenza di seguire l’esempio di altri paesi europei in cui l’ondata anti – russa si è fatta sentire in maniera molto più massiccia con espulsioni di un numero assai maggiore di funzionari della diplomazia russa.  Si tratta di provvedimenti che mettono a rischio il dialogo costruttivo e pacifico con un paese che probabilmente rappresenta una minaccia perchè vuole avere un ruolo da protagonista nello scenario politico mondiale e questo va contro gli interessi di una parte del mondo occidentale. Il caso Skripal, del resto, rappresenta la goccia che ha fatto traboccare il vaso nel quale ha avuto modo di fermentare il sentimento anti russo nel corso degli ultimi anni. Dal momento che non ci sono prove chiare ed evidenti di un eventuale coinvolgimento del governo di Mosca nell’avvelenamento dell’agente doppiogiochista Sergei Skripal e della figlia Yulia a parte il fatto che l’agente nervino fosse stato prodotto in un laboratorio militare russo risulta davvero prematura e irrazionale la scelta di numerosi paesi europei e occidentali di espellere diplomatici russi. Una scelta che, malgrado le resistenze iniziali, ha finito per coinvolgere anche l’Italia, uno dei paesi occidentali che ha da sempre mantenuto un buon rapporto con la Russia anche nei momenti più difficili. Tuttavia, il ministero degli esteri russo ha già fatto sapere che verranno espulsi altrettanti diplomatici occidentali e quindi anche italiani dal territorio russo come risposta simmetrica alle decisioni prese dai governi occidentali. Si tratta di una guerra diplomatica che nel caso dell’Italia si traduce in una compromissione degli storici rapporti di amicizia di cui non si aveva assoluto bisogno.

Di Federico Autunno

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